Press release




 

Potenza - A Palazzo Loffredo la mostra "La Nuova Europa - Giovani Artisti Ungheresi" a cura di Laura Gavioli

 

sabato 05 marzo 2011 | Arte Arte |

Potenza - Negli spazi espositivi della Galleria Civica di Palazzo Loffredo la rassegna "La Nuova Europa - Giovani Artisti Ungheresi" a cura di Laura Gavioli.
Si tratta di una ricognizione sulla giovane Arte Ungherese, erede di una grande tradizione artistica, che ha conservato, e oggi sta rivitalizzando, la propria identità culturale, memore del retaggio della Mitteleuropa, dopo il lungo travaglio determinato dagli avvenimenti storici del primo e del secondo 1900 durante la lunga permanenza dell'Ungheria nella sfera del blocco sovietico. Saranno esposte a Potenza circa 60 opere tra dipinti e sculture di 21 giovani artisti ungheresi.

Oggi l'Ungheria, scrive la curatrice della mostra, Laura Gavioli, è un paese europeo e dentro questa compagine la sua identità culturale, tanto ricca di apporti, anche contrastanti, e di preziose sedimentazioni, può aspirare ad un ruolo molto importante per una svolta di modernità. Questo concetto è valido soprattutto nell'ambito della cultura figurativa che si esprime con un vivaio interessante di artisti, ultime generazioni che hanno goduto di una storia ricca di valore e di un patrimonio d'arte di livello nazionale e internazionale, per comprendere il quale è sufficiente una visita alle bellissime istituzioni museali di Budapest.

Nella selezione degli artisti si percepisce il trascorrere di tre generazioni che possono essere comprese tra il 1964, nascita di Robert Cs·ki, e il 1982, anno di nascita di Màrta Czene.

La prima generazione, che maggiormente ha sofferto la condizione politica, è caratterizzata da un gruppo che si è concentrato con passione e rigore negli studi della grande tradizione dell'arte internazionale del passato, come si può comprendere osservando l'opera pittorica di Csáki, o le sculture di Taubert e Párkányi; altri artisti, partendo dagli stessi presupposti hanno letteralmente reinventato un canone espressivo personale, strettamente individuale all'interno del linguaggio pittorico, come nel caso di Attila Sz?cs e di Adrián Kupcsik.

Alla seconda generazione, nella quale è compreso il maggior numero di artisti, possiamo collegare personalità che sentono fortemente il bisogno del racconto, come Márton Takáts, Mozés Incze, Gabór Szenteleki oppure, come nel caso di Dorottya Szabó, di Balázs Duronelly e di Rabóczky Judit, tutti artisti che cercano, attraverso mezzi espressivi meno convenzionali, di portare l'osservatore ad una riflessione diversa, sia sull'opera d'arte che sul suo destino. Casi isolati di riflessione intima sono impersonati da Attila Kondor, Imre Elek, Borbála Szanyi e, nella maniera originale di un primitivismo metropolitano, da Krisztian Sándor.

Alla generazione dei più giovani, nati negli anni Ottanta, appartengono scelte stilistiche molto individuali come possiamo riscontrare nel lavoro di József Csató e di Andrea Papageorgiu, di Eszter Sipos e di Ágnes Verebics, di Ágnes Tóth e Márta Czene. Si passa da una figurazione del quotidiano con un pensiero a Bonnard di Csató, all'impostazione pop di Sipos, alla passione per la manipolazione del fotogramma di Verebics, fino al rapporto di riflessione sull'io di Ágnes Toth e a quello letteratura-cinema privilegiato da Márta Czene, due delle artiste di punta di questa selezione.

I giovani ungheresi, artisti nel tempo della globalizzazione, sono presenti nel panorama internazionale come i loro colleghi inglesi o cinesi, americani o giapponesi. Tutti hanno il loro sito internet e non perdono occasione per rimandarti a quel luogo dell'anima per mostrarti tutta la loro produzione, ma io credo – conclude Laura Gavioli- che internet sia praticamente un importantissimo luogo della documentazione, più utile come memoria di un'immagine che per comprendere il valore artistico di quell'opera: come si può capire quello di cui si sta parlando attraverso una misera e neanche tanto stabile riproduzione? In questo senso il computer ci offre un panorama di figurine, utile se abbiamo già visto quelle opere oppure se l'artista è un filmaker o un fotografo, per la maggiore affinità dei mezzi in questione, ma per i giovani artisti ungheresi, pittori e scultori, il momento della conoscenza è la mostra, il luogo della verità.

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Visitabile fino al 4 maggio
Ingresso: dal martedì alla domenica, ore 9.00 - 13.00 / 16.30 - 20.30.
La mostra rimane aperta durante le festività Ingresso libero

info e prenotazioni visite guidate
0971415009 - 097127185
www.comune.potenza.it
info.galleriacivica@comune.potenza.it

Come arrivare: Per chi viaggia in auto
autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria,
uscita Sicignano-Potenza;
autostrada A16 Napoli-Bari,
uscita Candela e da qui superstrada Foggia-Potenza.

Per chi viaggia in treno
Ferrovie dello Stato, linea Roma-Potenza
 



 


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COSTUME E CULTURA

Ingresso: dal martedì alla domenica, ore 9.00 - 13.00 / 16.30 – 20.30
Prosegue con grande successo la mostra Giovani Artisti Ungheresi
Prosegue con grande successo la mostra Giovani Artisti Ungheresi
POTENZA - Prosegue con grande successo di visitatori negli spazi espositivi della Galleria Civica di Palazzo Loffredo a Potenza, la mostra “La Nuova Europa Giovani Artisti Ungheresi” a cura di Laura Gavioli.
La Mostra - come si legge in un comunicato stampa - è una ricognizione sulla giovane Arte Ungherese, erede di una grande tradizione artistica, che ha conservato, e oggi sta rivitalizzando, la propria identità culturale, memore del retaggio della Mitteleuropa, dopo il lungo travaglio determinato dagli avvenimenti storici del primo e del secondo 1900 durante la lunga permanenza dell'Ungheria nella sfera del blocco sovietico. Saranno esposte a Potenza 62 opere tra dipinti e sculture di 21 giovani artisti ungheresi.
Dopo “Realidad”, “Realismo Russo”, “Visionari”, “Enigma del Vero” ed altre significative mostre, tutte di grande qualità, di grande impatto e di grande successo,-dice il Sindaco di Potenza, Vito Santarsiero- ancora un tuffo nella grande arte europea grazie alle opere di 21 giovani artisti ungheresi capaci di coniugare la grande tradizione artistica dell’Ungheria con le pulsioni di un paese che è tornato ad assaporare il valore della democrazia e l’entusiasmo di poter guardare ad una nuova prospettiva di sviluppo. Per la città di Potenza, più complessivamente, si rafforza e procede un progetto culturale che ha fatto della nostra Galleria Civica uno dei luoghi d’arte più rinomati a livello nazionale per qualità e continuità dell’offerta oltre che per le professionalità maturate nel settore, dalla organizzazione, alle guide, alla comunicazione.
Nell'antichità, -dice Laura Gavioli, curatrice della mostra- l'area Transdanubiana era il luogo d'incontro tra la Via della Seta, passaggio tra Occidente e Oriente, e la Via dell'Ambra che procedeva da nord a sud collegando i popoli del Mar Baltico con l'Italia e il Mediterraneo. Quindi nei secoli la regione è stata una terra di passaggio, d'incontro e di scontro, di scambi culturali e di fronti di guerra.
Oggi l'Ungheria è un paese europeo e dentro questa compagine la sua identità culturale, tanto ricca di apporti, anche contrastanti, e di preziose sedimentazioni, può aspirare ad un ruolo molto importante per una svolta di modernità. Il tema di questa mostra è il risultato di una ricognizione diretta nell'area figurativa della giovane arte ungherese, erede di una tradizione artistica che oggi sta aggiornando e rivitalizzando la propria identità culturale dopo il lungo travaglio legato agli avvenimenti del 1900 con la permanenza del paese nella sfera sovietica.
I giovani ungheresi, artisti nel tempo della globalizzazione, sono presenti nel panorama internazionale come i loro colleghi inglesi o cinesi, americani o giapponesi. Tutti hanno il loro sito internet e non perdono occasione per rimandarti a quel luogo dell'anima per mostrarti tutta la loro produzione, ma io credo – conclude Laura Gavioli- che internet sia praticamente un importantissimo luogo della documentazione, più utile come memoria di un'immagine che per comprendere il valore artistico di quell'opera: come si può capire quello di cui si sta parlando attraverso una misera e neanche tanto stabile riproduzione? In questo senso il computer ci offre un panorama di figurine, utile se abbiamo già visto quelle opere oppure se l'artista è un filmaker o un fotografo, per la maggiore affinità dei mezzi in questione, ma per i giovani artisti ungheresi, pittori e scultori, il momento della conoscenza è la mostra, il luogo della verità.
Tipologia e numero delle opere:
62 opere tra dipinti, incisioni e sculture
Gli Artisti:
21 giovani artisti ungheresi: Róbert Csáki, József Csató, Márta Czene, Balázs Duronelly, Imre Elek, Mózes Incze, Attila Kondor, Adrián Kupcsik, Andrea Papageorgiu, Péter Párkányi, Judit Rita Rabóczky, Krisztian Sándor, Eszter Sipos, Dorottya Szabó, Szanyi Borbála, Gábor Szenteleki, Attila Szücs, Márton Takáts, Laszló Taubert, Ágnes Toth e Ágnes Verebics.
Ingresso: dal martedì alla domenica, ore 9.00 - 13.00 / 16.30 – 20.30. La mostra rimane aperta durante le festività Ingresso libero

(foto dalla rete)
 
11/03/11 12:52
Stefania Palumbo

ARTPORTAL'S WEEKLY ARTGUIDE – March 1, 2011

Krisztián Sándor and his Trash Expressionism | Museums Facing 12 per cent Cuts | XII. Alps – Adria Graphic Biannual Exhibitions | A Show of Grantees of the László Moholy-Nagy and Lajos Kozma Grants | A Show by Prize-winners Anikó Basa and Kim Corbisier


REVIEW:

Gábor Rieder: Krisztián Sándor and his Trash Expressionism

Inda Gallery has been inundated by totem carvings executed by a native shaman just back from an acquisition trip he had made to a metropolitan garbage disposal facility. Bits of rubbish, used shoes, cardboard boxes, torn pieces of blue jeans, divers’ footwear, cow’s skulls – all of this (and much more) splashed with oil paint of a thousand colours. Shocking stuff if ever there was one. One totem is composed of pieces of paper clipped and pasted upon wooden planks, there is a large, oval human face with glaring eyes and a gaping mouth painted with a wide brush. Its hair is pieces of electric cords complete with their plastic plugs. Another totem touts its thick, African lips made from the sole of a thrown-away boot while tufts of its hair are made of pieces of bent rubber insulation.

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Krisztian Sándor, Head Nr 3

Needless to say, among the pieces of rubber soles, carton paper, and clips we are treated to some small-size oil paintings complete with the canvas and the frames but made impossible to make out by splashed paint and nails hit in at random. Thus, we are given to understand that those are not works executed by the magician of a Pacific island tribe. Another, much more plausible scenario is held up: yet again, we are faced with objects made by a contemporary European painter.
He is Krisztián Sándor by name, a painter who had achieved some fame with his exotic, many-coloured, narrative oil paintings over the years. The tropical cheer of those paintings did much to suppress the social statements hidden among the details. The young artist has recently made a leap: from the status of a contemporary „African naive painter” he seems to have stepped back in art history time to the status of a person supplying „archaic tribal aesthetics”. He has thrown away, or rather included by nailing them into his new assemblages, the popular, neo-Pop oil paintings he had made up till now. Experts apply only one term to the ancient, brutal instincts and archaic symbols appearing in this kind of art, i.e. expressionism. But such a term would itself be too old-fashioned in this case. There is the much more often-used and trendy term „trash”. Whatever Krisztián Sándor is doing today can best be described by this term.
files/ag_kepek/Sándor Krisztián2.JPG
Krisztián Sándor, Couple
Not that he is alone with what he is doing. With the optimism of the neo-Pop trend devastated by the financial crunch, we now have to make do with the trash-expressionism emerging from the underground world of Budapest’s dilapidated cafés and pubs. The new, straightforward, reckless, scavenging style of painting is rampant among the young artists locked out for the most part of the sterile contemporary art galleries. Drawing as it does on recycling design, metropolitan scavenging culture, and the aesthetics of dispatch-cyclists, Trash Art has its connections to ever more fashionable Street Art, and also to the comics characters growing out of the subconscious of Disney’s universe. Favourite haunts of Trash Art are inner city cafés and pubs whose walls are covered by graffiti, not to speak of such cult haunts as Roham (Assault) Gallery, Boulevard and Brezhnev. Prices are low, the beer diluted, the music glaring, and with many foreigners, the company is superb. A little like Montmartre in Paris around 1905…
Looking at the new assemblages of Krisztián Sándor, one is certain that Trash Expressionism is to gain ground even among some of the more well-off commercial galleries. The new barbarians are coming at full swing with their totems and full-blooded dreams.
Inda Gallery
22 February – 11 March

 
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